Kenya, Post

La Discarica di Dandora: un Inferno in Terra

gennaio 18, 2019
Mentre l’Europa continua a vivere la sua crisi d’identità e di valori e a cercare nell’”immigrato”, nel diverso, il capro espiatorio per tutte le sue sventure, l’Africa continua a esistere nelle sue contraddizioni, nelle sue esplosioni, le sue problematiche e i suoi punti forti.
Parlando di contraddizioni, in un recente viaggio a Nairobi mi sono trovato, come capita sempre quando mi reco in Kenya per lavoro, ad accompagnare degli ospiti all’interno della discarica di Dandora. Anche se si tratta dell’ennesima volta per me, l’inferno di odori, colori e suoni non smette mai di colpirmi.
Una distesa ampia, a perdita d’occhio, fumante, maleodorante, variopinta di sacchetti di plastica colorati che, quando si alza il vento, turbinano nel cielo accompagnando il volo di uccelli spazzini a caccia di cibo tra l’immondizia.
Un universo a parte, con una sua vita intensa: persone chine su cumuli di spazzatura che operosamente riempiono sacchi con resti di cose; animali, cani, maiali che razzolano nella sporcizia; camion che scaricano rifiuti; strade non progettate ma tracciate dall’inesorabile calpestio di milioni di uomini e donne che arrancano nella miseria; ripari improvvisati fatti di stracci appesi a bastoni; bambini ridenti che corrono e giocano ai margini del sudiciume.
A Dandora la discarica occupa come lavoratori circa 6.000 bambini che per circa 50 centesimi di euro al giorno, spronati in malo modo da gruppi di gangster che dominano e governano la discarica in collusione con noti elementi della politica, “puliscono” i rifiuti da ogni materiale ancora riciclabile e vendibile.

L’operazione di riciclo è fatta a mano, spesso a piedi scalzi, in un luogo dove il pattume viene bruciato producendo diossina: un insieme di fattori che creano le condizioni perfette per infezioni, malattie polmonari e livelli di inquinamento che vanno ad intaccare le normali funzioni dei nostri organi, causando anche morti precoci.
Questa è la discarica, la più grande a cielo aperto d’Africa: oltre 2,5 chilometri quadrati di terreno ricoperto da scarti e rifiuti all’interno dell’omonimo slum, confinante verso est con la baraccopoli di Korogocho, una delle principali della periferia nord-est della capitale keniota, Nairobi.
Le baraccopoli di Dandora, Korogocho, Kariobangi e Mathare si sono insediate da tempo nella parte nord-est di Nairobi e sono abitate da circa un milione di persone che vivono in case fatiscenti, in baracche di lamiere spesso senza luce, né fogne, né acqua.
Abbiamo già parlato di Nairobi e delle contraddizioni del Kenya, quindi non mi dilungherò oltre.
Sicuramente, in ogni caso, c’è da riflettere.