Post, Urbanizzazione

Si scrive baraccopoli, si legge inferno.

maggio 17, 2018
In merito alla crescita della popolazione, un dato emerge su tutti: in Africa il 70% delle persone che dalle campagne si sposterà in città non troverà spazio nelle aree urbane più strutturate e confluirà come un fiume in piena nelle baraccopoli.
Come fondatori di una onlus che lavora in Kenya da circa 10 anni, conosciamo abbastanza bene questa realtà, lavorando direttamente in aree interne a Korogocho, Dandora e Kariobangi.
In ogni viaggio fatto, in ogni progetto portato a termine, ci siamo fatti molte domande sul contesto in cui abbiamo deciso di lavorare e alcune sono ancora senza risposta.
In questi 10 anni di attività a Nairobi i miglioramenti nelle baraccopoli sono stati poco significativi: qualche nuova strada, qualche piccola abitazione resa più stabile, qualche allacciamento elettrico in più.
Ma nella sostanza nulla è cambiato, le case sono le stesse, la qualità della vita sembra identica, la povertà immutata.

La capitale del Kenya conta 10 slum principali, tra cui Kibera, che ha il primato del più grande e affollato di Africa, con quasi un milione di abitanti. Pensare che nel prossimo futuro il 70% della popolazione cittadina, pari a circa 2 miliardi di persone, vivrà negli slum, ha dell’inimmaginabile.
Così come è difficile da comprendere come questi miliardi di persone, pari al doppio della popolazione cinese, possano trovarsi a vivere in condizioni di vita precarie.
Probabilmente ci sarà una nuova espansione delle periferie, ma solo immaginare gli slum così congestionati dà un senso di vertigini.

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